Premessa per le varie figure professionali

Premettiamo che il Counselor e l’Operatore Olistico stanno diventando figure professionali con un ben definito profilo di competenze, di indirizzo e di ruolo relativamente a tutte le altre figure che si muovono nel campo del benessere, della tutela della salute globale e della crescita personale. Anche nella formazione di queste figure, onde evitare una pericolosa eterogeneità negli iter di formazione e quindi nella qualità dell’intervento dell’operatore, come già accade per altre aree professionali, riteniamo assolutamente necessario riferirsi a degli standard e delle verifiche di qualità condivise a livello europeo e garantite da enti certificatori di 2° e 3° livello. ( vedi in home page  “La Formazione”).La nostra scuola intende poi rivolgersi in modo preferenziale a figure professionali che riteniamo già ben strutturate e “credibili” per il livello di conoscenze e competenze proprio delle scuole accreditate, in particolare medici, psicologi,osteopati, fisioterapisti, naturopati, insegnanti yoga ecc.

Cosa ci caratterizza e cosa pensiamo di offrire di nuovo a questi operatori?

I nostri corsi sono fortemente caratterizzati da un inquadramento multidisciplinare che intende deliberatamente aprire le conoscenze dei partecipanti a ulteriori chiavi di lettura euristica e ad altre tecniche di applicazione. Lo scopo dichiarato che ci prefiggiamo è infatti quello di scardinare innanzitutto l’aspetto settoriale e/o autoreferenziale delle loro rispettive scuole di formazione. Nella nostra esperienza come studenti e operatori di svariati ambiti ( medicina, kinesiologia, psicologia, osteopatia,sciatsu posturologia, yoga, cranio sacrale ecc.) abbiamo spesso dovuto rammaricarci che, a fronte di premesse o riferimenti che sottolineano l’aspetto multidimensionale del substrato di indagine e intervento (MTC, organizzazione energetica, connessioni psico-somatiche, correlazioni tra campi energetici e aspetti fisici, emozionali o mentali ecc) questi sono poi sviluppati ed eseguiti secondo protocolli statici che si propongono di armonizzare solo i parametri propri di ogni singola disciplina ( logge energetiche, meridiani, dosha, ritmi respiratori, aspetti posturali, campi aurici ecc.) senza la dovuta lettura trasversale della portata e delle modificazioni che queste tecniche operano contemporaneamente sui vari ambiti di espressione energetico, biologico e psicologico.

Tale lettura resta poi semmai comunque confinata alle competenze più o meno allenate di riferimento olistico dell’operatore e non viene “trasmessa” attraverso lo stimolo all’autoconsapevolezza (una fase verbale, un feedback emozionale e cognitivo), alla persona che è il vero soggetto, ricordiamolo, del cambiamento. In questo modo crediamo siano pesantemente ridotti gli effetti dell’informazione che riceve l’organismo e non si sviluppi, se non indirettamente, quella coscienza ( biologica, percettiva, emozionale, mentale) e quella riorganizzazione del sé che tanto si auspica in un lavoro olistico. Spesso ci si rimuove così all’interno del vecchio paradigma “io faccio/tu ricevi” che è responsabile, oltre che della provvisorietà dei risultati, di un rinnovato rischio di dipendenza dall’operatore.
Tre poi sono aspetti più specifici che vogliamo sottolineare:

  1. la mancanza, nelle conoscenze di molti seri professionisti, di un agile lettura degli aspetti analogici che legano l’organo, la sua organizzazione energetica e la sua funzione all’aspetto psichico e relazionale dello stesso.

  2. Ancor meno conosciuti e praticati i contesti conflittuali, biografici e trans- generazionali delle persone che si hanno di fronte e, con questi, i connotati sistemici di cui sono parte.

  3. La conoscenza delle differenti modalità con cui persone con caratteri energetici e cognitivi differenti possono elaborare gli stimoli (verbali, manuali, vibrazionali,ed energetici) di cui dispone l’operatore e come questi può, di conseguenza, percepire e ritarare il proprio intervento sulla base di tale consapevolezza.

Dobbiamo ricordare che in ambiti di intervento fondati su una informazione e risonanza energetica è quel che viene incluso nel campo corporeo mentale ed emozionale dell’operatore che “apre” e costruisce interfacce analoghe nell’altro. Spesso molti operatori non hanno riferimenti che li aiutino a comprendere e scegliere le varie opzioni relazionali del loro intervento, così come spesso non hanno elementi formativi sulla modalità di approccio ad una dinamica circolare o anche solo ad aspetti personali ed intimi dei loro clienti. Molti operatori, non avendo avuto una formazione adeguata a riguardo, finiscono per soprassedere a tale possibile ruolo o a dare consigli, dettami ideologici o prescrizioni ai clienti, con tutte le conseguenze di un obsoleto modello lineare di intervento.

Ciò premesso è comunque chiara la nostra intenzione e il nostro impegno di confrontarci in modo differenziato per le varie figure professionali sui loro specifici contenuti conoscitivi e strumenti applicativi. Nel lavoro di rifilatura e di supervisione di ogni partecipante ci si propone appunto di facilitare l’integrazione tra il materiale proposto nei corsi con quanto è nelle caratteristiche e nelle competenze di cui il professionista già dispone.

Il modello applicativo biopsicologico embrionale consente in ogni caso di inserire il lavoro specifico di ognuna di queste figure in un approccio conoscitivo e di intervento molto più ampio e comunque unitario.

E’ prevista la possibilità di organizzare incontri tematici con operatori dello stesso settore, indipendentemente dall’anno e dalla sede di frequenza allo scopo di focalizzare su domande, temi e criticità comuni.

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