Riflessioni sulla BioPsicologia

Come descritto in altra parte la Biopsicologia fa proprio lo studio delle possibili trasformazioni e interazioni tra aspetti energetici, contenuti psichici e strutture biologiche degli organismi viventi. Per quanto attiene alle forze e alle componenti energetiche che possono agire sull’organismo prende in considerazione tutti i possibili campi informazionali che possono correlarsi alla formazione, al mantenimento dell’equilibrio o alla modificazione delle strutture psichiche e biologiche: è quindi attenta a tutte le biodinamiche eco-sistemiche. In un ambito applicativo l’Istituto di Biopsicologia Applicata focalizza tuttavia l’attenzione su quelle biopsicologiche che riguardano più direttamente l’azione dei vissuti emozionali e conflittuali attuali, biografici, trans-generazionali ed archetipici sulla matrice biologica.

Facciamo il punto su quanto è comunemente considerato ed utilizzato di queste interazioni in ambito medico, psicologico e in quello delle così dette tecniche complementari o “alternative”.

Se nella medicina accademica è rimasto inalterato il dualismo corpo/mente ed una lettura riduzionistica degli eventi connessi, obsoleti entrambi da oltre un secolo ( non bastano certo le generiche attribuzioni all’azione dello stress e al “problema psicologico” a cui si appella il medico quando non sa più dove aggrapparsi), anche nella psicologia difficilmente si trova una piena comprensione delle manifestazioni corporee, fisiologiche o bio-disfunzionali.

Per la maggior parte degli psicologi i distubi fisici o le malattie dei loro clienti sono, ad esempio, esclusiva materia medica e non vi è piena consapevolezza dell’enorme e specifico ruolo informativo che i sintomi e le malattie offrono del contesto caratteriale e conflittuale della persona.

Se si inizia finalmente a vedere una migliore disponibilità verso un ampliamento dell’intervento in tale direzione ( vedi alcuni splendidi esempi in ambito oncologico) la collaborazione tra le due figure si limita,di solito, ad un rinforzo o sostegno cognitivo-comportamentista da parte dello psicologo per il raggiungimento di obiettivi clinici, preventivi, terapeutici o a presidi per la riduzione dello stress.

Tre gli aspetti su cui focalizzare per una rilettura degli strumenti di interpretazione e applicazione abitualmente in uso.

  1.  La connessione Psiche/Corpo

Circa le connessioni psiche-corpo dobbiamo rilevare come i modelli psicologici sviluppatisi nel XIX° secolo abbiano abbondantemente sviscerato, soprattutto nei vari approcci psicanalitici, i rapporti tra aspetti libidici da un lato e simbolici dall’altro di tali connessioni. Negli sviluppi di Reich e delle scuole postreichiane si coglie poi un ordine di equivalenza tra aspetti biologici, emozionali e cognitivi assai più marcato per merito della chiave di lettura energetica dell’organizzazione del vivente in particolare e dei fenomeni universali in genere. Dai diversi studi di matrice psicologica, medica, fisiologica e psicobiologica (soprattutto centrati sul trauma, sugli eventi stressanti e sui relativi network biochimici) abbiamo poi ricavato una vasta gamma di conoscenze sulla concomitanza di espressioni ora somatiche ora psicologiche a partire da eventi significativi intercorsi in qualche momento della nostra vita. Ben chiari da questo punto di vista sono ad esempio le conoscenze fondate sul significato, le attività e le risposte del sistema nervoso autonomo. Ancor più incisivo e paradigmatico è, da questo punto di vista,  l’inquadramento e  la ricerca sviluppate dalla Psico-Neuro-Endocrino-Immunologia (PNEI)

Mancano ancora, nella maggioranza degli approcci, una lettura puntuale della equivalenza tra significante psichico e biologico così come delle funzioni psichiche e delle aree conflittuali incarnate nella matrice biologica ed anatomica che caratterizzano ogni persona.

Si può rilevare insomma, che nel percorso didattico di formazione degli psicologi, così come dei medici, gli apparati e i sistemi corporei e quelli psichici  sono rimasti separati l’un l’altro rispetto ad una possibile sistematica olistica che comprenda non solo la lettura fondata sulle analogie funzionali psicobiologiche ma che prenda in considerazione la gamma completa della dimensione  temporale delle connessioni possibili tra eventi e manifestazione, vedasi ad esempio la mancanza, nella raccolta anamnestica di entrambe le discipline, di quella “patobiografia” che riteniamo elemento fondamentale per una reale comprensione delle modalità di risposta e adattamento della persona.

Gli ambiti di studio separano ancora, oltretutto, la sfera cognitiva da quella pulsionale da quella sociale.  Per tutto questo gli approcci terapeutici e gli interventi che vengono strutturati nelle varie scuole di psicoterapia sono allora necessariamente autoreferenziali: o cognitivo-comportamentisti o psicanalitici o sistemico-relazionali e così via.

Va certamente detto che mancava, nei diversi campi di indagine, ciò che si è aggiunto recentemente: la conoscenza dettagliata delle specifiche connessioni Psiche-organo descritte negli ultimi anni così come la conoscenza di campi informazionali e  di modalità nel trasferimento delle informazioni capaci di spiegare in maniera sufficientemente verificabile e riproducibile  possibili  “trasformazioni” della matrice biopsicologica, spiegazioni sino ad ora di pertinenza solamente  di indirizzi esoterici o metafisici.

2      La Dimensione temporale della Connessione Psiche/Corpo

  • Nella storia della psicologia la radice temporale del bagaglio psichico, emozionale o cognitivo dell’adulto, letti o meno anche sul piano corporeo, è stata progressivamente spostata a fasi sempre più precoci. Se Freud, ad esempio, ha focalizzato sulle fasi di investimento sessuale della libido ( dai 0 ai 5 anni), Melanie Klein, Bowlby, Winnicott hanno individuato nel primo anno di vita la genesi dei tratti fondamentali della personalità, fondati dalla relazione con le figure oggettuali primarie, Frank Lake, tra gli altri, ha focalizzato sulla vita intrauterina e sul concepimento. Tanto meno è di comune riferimento per la psicologia accademica il ruolo che possono avere gli eventi o i vissuti prenatali ( descritti dalla psicogenealogia (da 2-5 o più generazioni precedenti) che costituiscono delle “impronte”  configuranti tratti caratteristici sia a livello corporeo che emozionale, mentale e relazionale. Se considerassimo le teorie Karmiche e della Reincarnazione potremmo includere tra queste anche influenze temporali estremamente più antiche, così come sul piano energetico astrale ben note sono le possibili impronte di origine astrologica. Ancora una volta mancano quasi sempre le spiegazioni di dove , quando e come i “determinanti” legati ad eventi ( planetari, storici o conflittuali) si siano incarnati in ambito corporeo o strutturati in ambito “psichico”, ribadendo qui ancora che tale dicotomia è assolutamente obsoleta.  Le domande a cui ancora sembrerebbe difficile dare una risposta sono allora:
  • Come e in qual modo qualcosa connesso in una linea temporale può esprimersi in aspetti spaziali (biologici) che compaiono o si manifestano durante lo sviluppo o ad un certo momento della vita di una persona?
  • Riusciamo, pur avendo compreso meccanismi così universali di funzionamento del network biopsicologico, a spiegare le differenze di risposta e la variabilità individuale ( perché una persona di fronte ad avvenimenti sovrapponibili si ammala di questo, un’altra di quello, un’altra non si ammala affatto, anzi ci guadagna di esperienza e di salute? Quello di cui si occupa l’Istituto, sul piano dell’indagine individuale, comprende ovviamente anche la risposta a tali domande.

3        Le “Nuove” Figure Professionali

– Fuori dal contesto medico, psicologico e psicoterapico, abbiamo a disposizione, rispetto al passato, una varietà enorme di possibili interventi ed elementi trasformativi praticati da operatori e professionisti di vario genere. A fianco degli interventi terapeutici di matrice olistica orientale o chiropratica, sempre più richiesti ( agopuntura, shiatsu, massaggio,trattamenti osteopatici, cranio-sacrale e molti altri), sono fioriti innumerevoli occasioni e strumenti di intervento, individuale o di gruppo, spesso a cavallo tra un contesto ludico ed uno di “sviluppo personale” o finalizzato al “Benessere” psicosomatico ed olistico ( massaggio,yoga, tecniche tantra, Chi Kung, Tai Chi, arti marziali, dance therapy solo per citarne alcuni).

Se tutti questi strumenti di stimolo ed intervento diretto, sul o attraverso il corpo, hanno sicuramente effetti sull’apparato psichico e biologico delle persone, ancora una volta non ci si può che rammaricare al pensiero che ben rara è la capacità di leggere la portata dei molteplici effetti possibili da parte degli operatori  e conseguentemente la capacità di valutare nel dettaglio delle singole persone e delle singole tecniche, i possibili effetti trasformativi od anche i potenziali effetti negativi. Anche in questo caso sembra assolutamente eccezionale veder sviluppare  quella auspicabile collaborazione con il medico o lo psicologo in vista di un confronto e di una integrazione e potenziamento reciproco del proprio e del loro operato. Oltre all’assenza di una sensibilità culturale in tal senso, oltre ad un corporativismo ideologico e commerciale, mancano proprio le conoscenze interdisciplinari di cui necessitano tutte queste figure ( considerando come abbiamo visto anche il medico e lo psicologo) e/o la padronanza dei “vocabolari” propri delle varie discipline. L’aspetto più grave è che non si tratta solo di vocabolari ma della necessaria consapevolezza che ognuna delle chiavi di lettura ed ognuno dei substrati di studio e applicazione delle varie discipline sono in realtà aspetti concreti e interagenti dell’organizzazione globale e biopsicologica della persona e della sua salute.

Anche in questi casi, per non frammentare le esperienze dei nostri interlocutori e  per consegnargli una migliore capacità di fruizione e “incorporazione” delle esperienze che fanno, credo dovremmo

….parlarne, insieme, un po’ di più!

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