Quando L’organismo non riesce più a muoversi ( dalla Fibromialgia agli Attacchi di Panico)

Abbiamo già trattato altrove come, secondo le Scienze emergenti della seconda metà del XX secolo, la malattia possa intendersi quasi sempre come la rappresentazione, a livello degli organi e dei tessuti di un individuo , di un disturbo negli schemi globali di organizzazione della persona stessa (http://www.ilmondodentro.net/complessita-caos-catastrofi-e-organismi-viventi/)

Ogni organo e sistema ha inoltre caratteristiche assimilabili ad aspetti simbolici e funzionali piuttosto specifici: la pelle, ad esempio, alla strutturazione dei confini e dell’individualità, il tubo digerente all’analisi, trasformazione ( stomaco e duodeno), assimilazione e selezione ( intestino tenue e crasso), eliminazione (retto) dei dati provenienti dall’esterno (cibo, parole, messaggi non verbali ecc.), l’apparato osseo alla rappresentazione della struttura permanente del sé, quello muscolare all’espressione e all’agire nel mondo. Riconsiderando a tal proposito il ruolo fondamentale del sistema nervoso e di quello immunitario, questi rappresentano ciò che consente a qualsiasi organismo di riconoscere ciò che appartiene e che è compatibile a se stessi da ciò che non lo è, è quel sistema globale (vedi PNEI) che elabora ( si usa dire “processa”) lo stimolo ( il microbo, la tossina, ma anche, possiamo capire a questo punto, un’informazione, un consiglio o l’aspettativa di qualcuno) e capisce se questo è in linea con la propria struttura di fondo ( il proprio codice genetico, il proprio carattere) o no, se è compatibile o meno alle priorità che abbiamo, nei vari momenti della nostra vita.

Bisogna capire che queste compatibilità o incompatibilità riguarda aspetti spesso assimilabili a caratteristiche comuni alla propria razza, ai gruppi sociali di appartenenza o al proprio ceppo famigliare, ma siano, all’apice della fondamentalmente unicità del nostro patrimonio genetico ed esistenziale, aspetti concernenti le caratteristiche individuali. Ognuno di noi è la storia e la ricapitolazione delle esperienze precedenti la sua nascita, interagisce a partire da questa in modo unico con i vari aspetti ambientali, famigliari, storici e culturali che incontra e risponde in modo adattativo e creativo al tempo stesso ( evolutivo) al mondo attraverso le sue azioni e le sue scelte.

Anche i nostri organi, possiamo dire, stanno bene quando i compiti di riconoscimento e rispetto dei propri caratteri peculiari e lo sviluppo dell’espressione creativa della personalità sono in equilibrio.

A questo punto può esserci almeno una comprensione generica di che significato hanno le malattie autoimmuni: vi è sempre, nel contesto relazionale, più spesso quello famigliare attuale e o nello sviluppo della storia famigliare, un disconoscimento autoagressivo dei propri bisogni e delle proprie attitudini, nel senso del potersi muovere e scegliere rispetto ad aspettative, a modelli o a ruoli che, più o meno inconsciamente sono dominanti o simbiotici

Tutte le malattie infiammatorie hanno bisogno di essere alimentate da un conflitto in atto, talora riedizione dei più antichi schemi e traumi famigliari, quelle autoimmuni in particolare colpiscono soprattutto il sistema fasciale e muscolo-schelettrico, impediscono di muoversi e, nei casi più gravi, di deglutire, di respirare, di esprimere qualsiasi emozione.

Ecco allora che nel film di questi ammalati la comparsa di una analoga situazione che si esprima questa volta su un piano più consapevolmente emotivo e che si manifesta con un “restare bloccati e terrorizzati”, come accade nelle Crisi di Panico è, spesse volte un segnale positivo che ci indica come il conflitto sia alle porte del sistema di elaborazione e della consapevolezza. Nell’attacco di panico c’è sempre il problema se continuare ad adeguarsi alla situazione attuale (rimanendo là e mascherando la tensione e la catastrofe che si sta vivendo, cercando di fingere la propria “normalità”) o scappare, chiedere aiuto trasformando magari chi ci accompagna in qualcuno che possa “permetterci” di “ritornare a casa”, una casa ed una direzione nostre, finalmente in linea con ciò che sentiamo o che ci manca e non con ciò che dovremmo o potremmo fare.

Le crisi ansiose , le cosiddette fobie sociali e gli attacchi di panico sono spesso, nella nostra esperienza, una modalità di passaggio verso la guarigione di molte sindromi mediche e psicologiche.

Quando il conflitto affiora alla superficie della relazione attuale con gli altri e/o situazioni significative dal punto di vista psicodinamico, se è vero che non c’è ancora la coscienza dell’esperienza transazionale che queste hanno per noi, se ci tocca soffrire per motivi che appaiono ancora del tutto paradossali e incomprensibili, è anche vero che l’aspetto somatico, l’accoppiamento organico dei vari conflitti agli organi corrispondenti è al riparo dalla malattia.

Continuando così a dialogare con le innumerevoli trame dei disturbi che vediamo ogni giorno, abbiamo trovato una correlazione particolare tra le Fibromialgie e la Sindrome Da Attacchi di Panico.

Quando chiediamo di descrivere le tensioni muscolari percepite ad una persona fibromialgica ci parlerà soprattutto di ciò che avverte nelle spalle e nelle braccia, nella parte alta del torace, all’attaccatura delle gambe, al collo e alla mandibola, che sono proprio i punti di inserzione distale dei muscoli assiali di svincolo agli arti e alla faccia. Questi sono, non a caso, i punti di svincolo per l’espressione emozionale e comportamentale del nostro agire: dell’esprimere nel volto il proprio sentito, nel muovendosi “prendendo una posizione diversa” rispetto a qualcosa o a qualcuno, nel reagire in modo sufficientemente autentico ed istintivo. La paralisi acuta della libertà respiratoria e della fluidità del movimento dell’attacco ansioso ben si rispecchiano nell’irrigidimento e nella sofferenza cronica del fibromialgico.

Nel nostro approccio operativo, a conferma di quanto detto nelle altre sezioni, il lavoro diretto sul corpo, che tende peraltro ad alleviare immediatamente sia dolori che tensioni, sia ansia che limitazioni funzionali, non vuol essere una risoluzione sintomatica al disturbo ma uno degli elementi fondamentali, insieme alle parole e agli altri messaggi di cui disponiamo, per una riorganizzazione globale della persona. Solamente la percezione e la comprensione della stretta interdipendenza tra le situazioni conflittuali presenti nella propria vita, degli effetti sensoriali ed emozionali che queste hanno, dei blocchi funzionali che producono, dei modelli inibitori può rendere consapevole la persona e darle strumenti adeguati e creativi per liberarsi dei macigni che l’hanno intrappolata, per tornare….a volare.

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