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L’Intervento Olistico, le Emozioni, la PNEI

maniQualsiasi operatore che conduca un qualsiasi approccio olistico ed energetico su un organismo dovrebbe aver chiaro che l’effetto deve attuarsi su più processi e substrati della persona stessa: su aspetti che riguardano tanto l’organizzazione corporea quanto quella emotiva e cognitiva. Per questo riteniamo assai più efficaci interventi che coinvolgano direttamente il corpo, siano essi inseriti in un percorso psicoterapico o secondo vari contesti teorici e applicativi, perchè comunque agiscono più facilmente, rispetto ad approcci puramente verbali o prescrittivi, su quegli automatismi percettivi, di risposta emozionale e comportamentale legati alle attività biopsicologiche di base per la sopravvivenza, al rispetto delle priorità, delle identità fisiologiche e di quelle caratteriali di ognuno.

In un ambito poi ditipo “medico” , secondo il quale il nostro intervento potrebbe modificare uno squilibrio biologico che si manifesta sintomaticamente a carico di un organo o di un sistema di reazioni biochimiche dell’organismo, noi crediamo sia ulteriormente fondamentale che il cambiamento e la riorganizzazione del sistema coinvolgano le manifestazioni emozionali ed affettive della persona. Sono le emozioni, potremmo affermare, l’elemento fenomenologico che connette la matrice, il “corpus” mentale dell’organismo e della vita in genere con quello materiale e molecolare. Sono le emozioni che incontriamo o ricominciamo ad esprimere durante il percorso, è il riconoscimento del loro valore all’interno della nostra coscienza e della nostra storia, che possono rimodulare l’attività biologica che sottende i meccanismi “patogenetici” della “somatizzazione”. Senza questo passaggio la mente ed il corpo restano divisi, ognuno a compensare i conflitti con il proprio linguaggio, parole da un lato o strutture anatomiche dall’altro, muti e incomprensibili l’uno all’altro. Anche tralasciando i ben precisi correlati analogici e simbolici sull’equazione tra la funzione psichica e la funzione d’organo dell’impostazione biopsicologica, tale connessione, attuata da un contesto esperienziale emozionale, è ben chiara da quanto scoperto negli studi della psico-neuro-endocrino-immunologia (PNEI)

A parte le ben note correlazioni trovate fin dagli anni ’70 tra stress e risposta immunitaria, la scoperta fondamentale che dimostra l’esistenza di questo network interattivo è quella di Edween Blalock che negli anni ’80 ci ha mostrato come i linfociti, quelle cellule che modulano la risposta immunitaria,psiconeuroendocrinoimmunologia_fig_vol1_009920_001 hanno recettori sia per vari ormoni che per quei neurotrasmettitori che si sono dimostrati correlabili a vissuti e processi di percezione ed elaborazione di livello istintivo,affettivo ed emozionale all’interno del sistema nervoso centrale. Gli stessi linfociti producono loro stessi ormoni e neurotrasmettitori, così come lo fanno cellule distribuite nell’apparato digerente ( “cervello viscerale”). Endorfine, citochine, interleuchine, interferoni, vari fattori coinvolti nelle reazioni infiammatorie e nella risposta immunitaria a cellule neoplastiche, serotonina, dopamina, gaba, ormoni e fattori stimolanti la loro produzione ecc. fanno parte di un network comune di segnali accomunanti espressioni di tipo tissutale e psichico. Queste conclusioni hanno sempre più reso evidente la sovrapposizione, non solo concettuale ed analogica di un “self” biologico ed immunitario con una identità attribuibile a quanto l’organismo esprime e conosce di se stesso, un “self” emozionale ed uno cognitivo.
Sul piano statistico moltissimi sono gli studi che negli anni successivi hanno dimostrato correlazioni tra eventi “stressanti” o di particolare tonalità affettiva e alterazione immunitaria. Tra gli altri quelli sui lutti familiari ( Bartrop e Lazarus, 1977) e sui conflitti matrimoniali (Glaser, 1993, 1998) che notò una diminuzione di prolattina e un incremento di adrenalina, Gh e ACTH in coppie conflittuali, quelli che hanno trovato correlazioni tra eventi negativi o condizioni di tipo economico, affettivo e traumatico e maggior incidenza di ben precise malattie.
Ma è negli ultimi anni che le metodiche di indagine hanno sempre più confermato nei dettagli alcune corrispondenze: basti pensare, per parlare di qualcosa di positivo anziché sempre di malattie, agli studi di Kimata del 2006 sull’effetto di una “somministrazione di baci” sulle citochine Th2 e sulle Ige responsabili di manifestazioni allergiche o sull’effetto di film comici nella produzione di melatonina in donne che allattano e della minor reattività cutanea dei loro neonati con dermatite atopica. La stessa pelle dialoga con la psiche attraverso le terminazioni delle fibre nervose periferiche e tramite ricettività e rilascio di ormoni come il cortisolo e l’MSH, il CRH e il NGF  ( Hart 2009, Cirilli, Prime 2011), quella pelle che è l’organo fondamentale di confine e relazione con l’esterno, la sede più esposta e dedicata alla stimolazione ed al riconoscimento delle emozioni.

Come è possibile allora by-passare queste componenti somatopsichiche se vogliamo facilitare una riconnessione funzionale in cui le esigenze del contesto esistenziale e soggettivo della persona si ricolleghino al buon funzionamento delle sue cellule e dei suoi tessuti? Come può andare oltre un effetto solamente sintomatico un antiinfiammatorio che agisce solo sull’ultima componente biochimica di una catena di eventi che parte da stati d’animo costantemente negativi o da shock emozionali? Ma come fa ad andare oltre anche una buona serie di posizioni yoga, una serie di trattamenti sciatsu o di craniosacrale, una psicoterapia di stampo cognitivista, una meditazione che educhi al controllo emozionale se non si promuovano la comprensione e lo sviluppo necessario, per quella specifica persona, sul piano del rapporto storico ed espressivo dei suoi stati d’animo?
L’approccio olistico non può essere solamente un riferimento teorico a chiavi di lettura e a tecniche che lavorano sulla globalità della persona, deve comprendere la capacità di riconnettere l’individuo ad una esperienza di se stesso, anche e soprattutto sul piano emozionale.

Per approfondimenti e riferimenti bibliografici vedi in Italiano le pubblicazioni di Francesco Bottaccioli

http://www.macrolibrarsi.it/autori/_francesco_bottaccioli.php